io curiosa a Reggio Emilia
Reggio Emilia

4 curiosità interessanti su Reggio Emilia

Sono tante le storie semisconosciute e le curiosità nascoste nella propria città, ne ho scovate 4 su Reggio Emilia, che sicuramente desteranno il vostro interesse, facendovi guardare la città con occhi diversi.

Storie che aspettano solo di venire fuori ed essere raccontate, che fanno sì che la città assuma un nuovo volto, e si riesca così a capirne l’essenza.

Perché senza il passato non si costruisce il futuro! Ed io essendo particolarmente curiosa e amante delle storie, ma anche delle favole, voglio condividere con voi questo mio interesse.

Se siete avidi di storia potreste anche visitare la mia pagina su le origini di Reggio emilia, ve la consiglio.

1. Il Canale Maestro

In una delle piazze più frequentate e amate dai reggiani, Piazza Fontanesi, nella quale si svolge già da tempi antichissimi il mercato, lungo tutta Via San Carlo partendo da via del Guazzatoio a Sud, scorreva quello che viene comunemente chiamato “Canale Maestro”.

mercato Reggio Emilia
Mercato contadino Piazza Fontanesi

Suddetto Canale, il più importante della città, che dà il nome anche al rinomato ristorante presente nella via, prendeva le sue acque dal Secchia e partendo da via del Guazzatoio si dirigeva a Nord lungo via Roma.

La curiosità sta nel fatto che è stata provata la presenza di opifici tessili che producevano e lavoravano la lana; l’acqua del Canale era fondamentale per il suo lavaggio.

Si può infatti notare nel colonnato del civico 10 di via San Carlo, ex palazzo dei Mercanti del Panno, la presenza della testa di montone ripetuta almeno due volte, nella parte superiore di una delle colonne.

Inoltre agli inizi del ‘500 Lucrezia Borgia, duchessa di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, aveva patrocinato l’introduzione in città dell’arte della seta, che insieme alla lana, avrebbe costituito un’occasione di arricchimento per la città.

2. Il Parco del Popolo

Nel centro storico di Reggio Emilia c’è il bellissimo polmone verde della città, molto caro ai suoi abitanti: il parco del Popolo.

alberi del parco del popolo

Sei ettari di verde sui quali anticamente risiedeva la Cittadella dei Gonzaga, una città fortificata dalle mura, che durante il periodo estense ospitò Ludovico Ariosto, figlio del capitano della Cittadella Nicolò.

Suddetta Cittadella fu abbattuta intorno al 1850; nel 1848 iniziarono i lavori per la demolizione delle mura.

Il materiale di recupero venne utilizzato per la costruzione del Teatro Valli, terminata nel 1858. Il Parco del Popolo invece fu inaugurato nel 1871.

teatro Romolo Valli
teatro Romolo Valli

Passeggiando nel parco naturalmente, senza conoscerne i componenti e la storia, ci sembrerà di essere in un bel giardino pubblico pieno di alberi e sculture, con gli immancabili giochi per bambini.

La curiosità sta proprio nella sua importanza a livello naturalistico e artistico: sono infatti presenti in esso almeno 30 specie diverse di alberi.

curiosità Reggio Emilia

Per citarne alcuni faggio, abete rosso, sofora del Giappone, tre tipologie di cedro, platano, la monumentale quercia che si erge vicino all’Hotel Astoria e, tanto caro ai cittadini, altro emblema naturale: il cedro del Libano (un esemplare particolarmente datato è posto quasi al centro del parco).

io e il cedro del Libano

Citando invece il suo tesoro artistico nascosto agli ignari, ma alla luce del sole, troviamo: le quattro stagioni, provenienti dal Palazzo ducale di Rivalta, il monumento sepolcro dei Concordi, rinvenuto a Boretto, le Statue dei personaggi illustri Ludovico Ariosto e Boiardo, donazioni da nobili famiglie di privati e tanto altro.

Consiglio vivamente una visita, sicuramente rigenerante dal punto di vista dell’ossigeno, ma anche interessante e didattica per gli appassionati.

3. Il fiume Crostolo

Il rapporto dei cittadini con il proprio fiume è sempre abbastanza delicato.

Il fiume Crostolo, protagonista sin dal Medioevo dell’economia e della vita dei reggiani, scorreva lungo tutto Corso Garibaldi. La grande curiosità sta in questa sua sorte, che da grande protagonista quale era in passato lo vede oggi scomparire quasi dalla sua città, nonostante la grande esondazione del 1973 causata da una forte pioggia, e scorrere con fatica sotto il ponte San Pellegrino per poi sfociare debolmente nel Po.

Il crostolo che scorreva a Reggio Emilia curiosità
Crostolo

La lenta perdita di vigore fu causata negli anni dalle diverse deviazioni: una prima volta nel 1226, quando il torrente fu deviato fuori dalle mura della città, lungo l’attuale via Timavo; la seconda volta nel 1570, quando per ordine della nobile famiglia Bentivoglio venne deviato a 2 km dalle mura.

Dopo l’alluvione del 1973, che sommerse interamente l’area di Monte Cisa, il Crostolo subì un’ulteriore deviazione e venne incanalato in un alveo sul ponte San Pellegrino.

La grande quantità di terra derivata dagli scavi venne utilizzata per colmare il vecchio greto dando vita all’attuale Parco delle Caprette.

4  Borgo Emilio, Il Popol Giost 1900-1965

Cento anni fa a Reggio Emilia esisteva un rione, Borgo Emilia, tra i più popolari e poveri del centro cittadino.

Talmente povero che gli abitanti invocavano la neve nella speranza di poter lavorare e percepire una paga, pulendo le strade per qualche giorno.

A riprova di quanto detto vi è il ritrovamento di uno dei primi “murales”, risalente probabilmente agli anni ‘40, in vicolo Venezia, subito prima di Porta S.Croce, al civico 13

popol giost murales

Il “murales” riporta la frase : “Il popol giost vuole la neve”, frase nella quale potrebbe celarsi un doppio significato riguardante la caduta del regime fascista.

Borgo Emilio si sviluppava nella parte finale di via Roma, tra Porta S.Croce e via San Filippo Re, che fin dal 700 era denominata contrada dei cento usci, perché contornata dalle piccole casette abitate dal popol giost.

porta S.Croce

Oramai non rimane più nulla di Borgo Emilio, l’agglomerato di case e di vicoli fu demolito nel lontano 1955.

Fra queste vie si aprivano vicoli, passaggi nascosti, locali malfamati, bordelli, negozi e osterie.

Una curiosità interessante e sicuramente da sottolineare, è che il popol giost parlava una lingua diversa da quella corrente, una specie di dialetto al contrario, diffuso nelle periferie francesi tra il 700 e l’800.

Quando un “forestiero” o straniero che dir si voglia arrivava in città e si avventurava nei vicoli, gli abitanti si acccorgevano che non era del borgo, parlandogli con la loro lingua incomprensibile.

Solo alcuni angoli del rione sono rimasti quasi intatti: l’attuale via Ferrari Bonini e via Bellaria, la zona ristrutturata negli anni ‘30 nella zona di A. Vallisneri e il complesso scolastico costruito nell’ex via Francotetto.

via A.Ferrari Bonini

Una piccola piazza adiacente via Roma mostra una targa che porta la scritta: “Piasa dal Popol giost”

piasa dal popol giost 4 curiosità

Via Roma a mio avviso rimane la via più “pop” e stimolante di Reggio Emilia, il cui cuore è rappresentato ancora oggi dai suoi abitanti e dai gestori delle attività, che socializzano e collaborano tra loro come in nessun’altra via della città.

Inoltre è multietnica e ricca di stimoli culturali e artistici, oltre che di bei palazzi nascosti da portoni, che si aprono durante gli eventi come Fotografia Europea; in quell’occasione via Roma e tutte le altre vie di Reggio si trasformano… per saperne di più visita il sito: https://www.fotografiaeuropea.it/about/

8 commenti

  • Bruno Bartoli

    Ciao Giovanna, potresti aggiungere alle info sul Crostolo che a lato del fiume si snoda un lungo percorso sia pedonale che ciclabile , particolarmente frequentato e molto aprezzato da podisti e ciclisti.

  • Roberto Cerioli

    Ciao Giovanna,
    ricerca molto bella e interessante.
    Sto cercando di riscrivere, perché già l’ho fatto e pubblicata, la storia del Buco del Signore alla luce di documenti nuovi che ho trovato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *