Baiso, tra arte, cultura e natura: tante le esperienze da vivere in questo piccolo gioiello dell’alta Valle del Tresinaro.
Prima di tutto Baiso è il comune reggiano nel quale sono nata e cresciuta, un paese che oltre alla rievocazione storica “La Tavola di Bisanzio” offre tante esperienze da vivere a tema arte, cultura e natura.
Esperienze vissute nella prima giornata di Blog tour organizzato nelle terre dell’alta valle del Tresinaro in collaborazione con l’amica Terry, bravissima guida AIGAE e con l’appoggio e l’ospitalità dei Comuni di Baiso e Viano.

E’ stato come ritrovare la strada di casa, una casa lasciata tanti anni fa, riscoprire le radici di un luogo che inevitabilmente a contribuito alla mia crescita, un luogo fatto di persone che amano fortemente il loro paese e conoscono bene la parola ospitalità.
In questo viaggio di due giorni mi hanno fatto compagnia alcuni professionisti quali: le colleghe di Viaggi.Cibo.Emilia, Iole di Ioleontour e Libera di liberamente_traveller a seguire Monica di via Emilia e dintorni e gli Emiliani a Spasso, Ilaria e Filippo.
Una squadra di professionisti amanti come me della nostra bella regione l’Emilia-Romagna e che come me amano raccontarla nei suoi aspetti più tipici e spesso sconosciuti.
Sono stati due giorni memorabili e quando ho letto la frase scritta da G.B.Toschi all’interno della sua casa natale, riaperta da poco al pubblico ho capito benissimo che l’organizzazione del mio primo blog tour non era un caso che si svolgesse proprio qui nel mio paese natale.

Ma bando alle ciance pronti a vivere con me l’esperienza che trovate qui sotto divisa in capitoli:
. Anello di Ca’Vai e gli spettacolari “Calanchi policromi”.
. Castagneto, il borgo e il suo museo a cielo aperto.
. Casa natale G.B. Toschi un imperdibile mostra fotografica.
. Dove mangiare a Baiso e i cibi della tradizione.
Vorrei introdurre il tutto dicendovi…
Due Parole su Baiso
Baiso è un comune montano di 3.300 anime situato nella porzione mediana dell’Appennino reggiano.
Confina a est con la provincia di Modena, a Nord con Castellarano, a Sud con Toano e ad Ovest con Carpineti e Casina.
Il Comune si estende in una lunga dorsale collinare compresa tra il torrente Tresinaro e il fiume Secchia.
Questa collocazione in antichità a favorito l’attraversamento in lungo e in largo di Bizantini e Longobardi.
La prima menzione di Baiso parte dal 954, prima del sec. X il territorio era entrato a far parte dei Canossa grazie all’avvento di Adalberto Atto nonno di Matilde di Canossa che fece costruire una torre di controllo a Baiso assegnandone la custodia alla omonima famiglia, i Da Baiso.
Fino a quando dopo i Fogliani gli Estensi presero dominio di tutta la montagna reggiana.
Il Castello di Baiso ad oggi è residenza privata, circondato dai calanchi che hanno contribuito alla sua difesa nei secoli passati.
La vista dall’alto dell’abitato di Baiso è decisamente suggestiva e mostra una schiera di caseggiati abbarbicati sul ciglio dei vasti anfiteatri calanchivi unici per tipologia cromatica.
Ogni anno nel mese di luglio si svolge a Baiso, in memoria dei passati insediamenti bizantini, una sentita rievocazione storica “la Tavola di Bisanzio” che è tra le più suggestive dell’intera regione.
Non perdetevi l’edizione 2025 che si svolgerà nelle giornate dell’11-12-13 luglio 2025.
Baiso però è anche tanto altro… e tra le tante esperienze vissute durante il blog tour, una tra le più spettacolari è stata la passeggiata con Terry di andiamo all’avventura.
Continuate a leggere e all’improvviso spunterà persino un mostro marino i cui resti sono stati trovati non lontano dal paese, quando questi territori erano solo un immenso oceano.
Per raggiungere Baiso da Reggio Emilia si può arrivare percorrendo la SS486 che da Sassuolo porta a Castellarano e prosegue per Roteglia da qui si sale per la SP27 e si arriva direttamente a Baiso.
Oppure da Reggio Emilia arrivando a Scandiano si prosegue per Viano e Baiso.
La durata del percorso è di circa 45 minuti in entrambi i casi, ma probabilmente il primo percorso attraverso il passo delle radici è più trafficato.
Baiso esperienze da vivere: anello di Ca’Vai e gli spettacolari “Calanchi policromi”.

La passeggiata che troverete qui di seguito vi permetterà di godere di un panorama unico addentrandovi nella naturale bellezza del “Paese dei Calanchi”.
I così detti calanchi policromi sono il frutto di un erosione superficiale intensa provocata dalle acque in zone argillose.
Il paesaggio formatosi nel corso degli anni e che ad oggi continua la sua trasformazione è quello di pendii aridi e brulli, con piccole e strette valli ravvicinate e separate da nitide creste.
La differenza di questo fenomeno presente anche in altre parti della regione è però l’alternanza di strati rossi e grigiastri, conseguenza dell’abbondante concentrazione di sali di ferro e manganese.
E’ utile sapere che l’argilla estratta dalle numerose cave ormai in disuso che si trovano nei dintorni, era utilizzata per l’industria ceramica.
Il punto migliore dal quale osservare i calanchi è lasciando la macchina o altro mezzo nel piccolo spiazzo che indica l’inizio del sentiero di Ca’Vai, in prossimità del borgo di Casale di Baiso.
Ed è proprio da qui, ammirando i profili del monte Valestra e del Cimone in lontananza che ha inizio il nostro trekking accompagnati da Teresa.
Dopo il cartello con le indicazioni del percorso, abbiamo seguito il sentiero CAI632A direzione Ca’Vai.
Un percorso semplice adatto anche ai bambini e tutto in discesa della durata di 2 km all’andata e 2 al ritorno.
Consiglio di effettuarlo in primavera e a maggio oppure in autunno, se si vuole ammirare la bellezza di ginestre e orchidee lungo il percorso ( è però assolutamente vietato raccoglierle).

Il percorso è esposto al sole ed è inframezzato soltanto da brevi macchie di bosco.
Lungo il percorso troverete il punto panoramico che dà sulla vecchia cava abbandonata , con tanto di tabelle che ne raccontano la storia.
Per raggiungere l’area didattica e osservare il Mosasauro nelle vicinanze di Rio Giorgella, tenete la destra e dopo 200 metri sarete arrivati.
Percorrendo una passerella di legno arriverete al cospetto di uno dei più feroci rettili marini, probabilmente antenati di serpenti e varani, mai visti!

Tranquilli però si tratta solo di una bella riproduzione che piacerà tanto anche ai bambini.
Il Mosasauro che viveva nell’antico mare facente parte dell’Oceano Tetide, 66 milioni di anni fa, aveva sembianze di pesce, pinne per nuotare e testa da rettile.
La parte terminale della bocca del feroce animale è stata ritrovata nell’800 a circa 5 km dall’area didattica.
Per terminare il percorso ad anello consiglio di consultare l’articolo di Teresa, oppure di riprendere la strada da dove siete venuti.
Termino il capitolo col dirvi che l’anello di Ca’ Vai è solo uno dei percorsi promossi dall’amministrazione comunale con il supporto di GAL Antico Frignano e Appennino Reggiano.
Potrete trovarne di interessanti alla pagina qui.
Baiso esperienze da vivere: Castagneto, il borgo e il suo museo a cielo aperto.

Sulle pendici di questi preziosi declivi vi è un borgo, uno tra i tanti presenti in questo territorio ma che custodisce in sé una magia unica conferitagli anche da colui che lo ha trasformato e reso un museo diffuso.
L’artista in questione è Vasco Montecchi e il luogo sopra citato è “il natio borgo selvaggio” di Castagneto di Baiso, inaugurato il 4 ottobre del 2014.
Vi accorgerete immediatamente di essere in un luogo intriso di arte e cultura passeggiando tra le case è ammirando le circa 30 opere, che l’artista ha voluto fare collocare fuori dalle abitazioni.
Perlopiù volti di uomini e donne appartenuti forse ad abitanti veri della montagna, ritratti di famiglia, contadini, braccianti e viandanti, gente umile che ricorda un po’ le origini povere dell’artista.



L’artista Vasco che abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente ci ha raccontato del suo passato di povertà, quando da ragazzo ha dovuto emigrare in Francia, di una vita dura basata sul lavoro che solo dopo molti anni è diventato artistico, ma pur sempre lavoro.
In una piacevole chiacchierata di due ore ci ha tenuto a ribadire diverse volte dell’importanza che per l’artista ha avuto “il lavoro” e della diffidenza sugli insegnamenti e gli studi d’arte.
L’arte si deve sentire e si può apprendere anche da autodidatta, come lui stesso è stato.
Questo uomo imponente e con una folta barba bianca mi ha fatto tenerezza quando ha cominciato a parlare della moglie deceduta, che credeva tanto in lui e lo supportava sempre.

Consiglio di fargli visita e di visitare anche il bel museo posto al primo piano della sua casa natale.
Anche in questo caso abbiamo potuto sentire come forte sia l’appartenenza di queste genti, abitanti e artisti, alla propria terra d’origine.

Vasco Montecchi ad oggi è un artista riconosciuto a livello mondiale, dopo un passato da pittore ha trovato nella scultura la sua voce.
Ha realizzato opere pubbliche di grande rilievo visibili in Italia e all’estero e ha mostrato il suo lavoro in prestigiose sedi espositive nel mondo.
Nel 1998 una sua mostra antologica ha avuto luogo nel Parlamento Europeo di Strasburgo e nel 2000 la sua opera in marmo “Forma” è stata scoperta ufficialmente negli ambienti del Parlamento Europeo di Bruxelles.
Per visitare la Casa Museo di Vasco Montecchi si può chiamare il numero 347/7131327 vi risponderà Lorenzo Montecchi, che vi guiderà alla scoperta di questo grande artista, per quanto riguarda il borgo e le sue opere esterne si possono visitare in qualsiasi momento liberamente.
Il Borgo di Castagneto si raggiunge percorrendo la SP 7 in direzione Baiso, proseguendo per circa 15 km verso la località.
Baiso esperienze da vivere: casa natale G.B. Toschi un imperdibile mostra fotografica.

Il terzo appuntamento della giornata è stato coinvolgente e culturalmente stimolante pari a quello con Vasco Montecchi.
Abbiamo visitato la casa che ha visto nascere una figura di spicco del panorama culturale e artistico fra l’800 e il 900, lo scrittore e critico d’arte Giovanni Battista Toschi.
La sua casa natia lasciata in eredità al Comune di Baiso è stata un nido, che raramente ha abbandonato per vivere dei propri successi, come invece è avvenuto per molte sue celebri conoscenze, per citarne una in particolare Adolfo Venturi.

L’artista amico di Giovanni Battista Toschi, veniva a passare l’estate nella splendida Villa Liberty “Il Villino Venturi” proprio vicino alla casa del Toschi.
All’interno della casa, al piano superiore, in occasione dell’apertura al pubblico è stata allestita una mostra fotografica con opere di G.B.Toschi e alcune bacheche nelle quali si può vedere il primo vero manuale di Storia dell’Arte in Italia, dall’arte barbarica a quella romanica, scritto dal Venturi nei primi anni del 1900.
Sono presenti anche libretti riportanti i luoghi visitati dal Toschi, descritti nei più piccoli dettagli e in alcuni casi illustrati, quasi egli fosse un blogger anti litteram.
Le foto esposte a formare due sezioni sono state una vera scoperta e hanno partecipato all’ultima edizione di Fotografia Europea.

In una saletta della casa è possibile vedere un video che racconta di questo grande personaggio.
Ca’ Toschi da tempo rappresenta un importante Centro di Cultura per la comunità di Baiso e ospita al suo interno oltre 1.500 volumi lasciati in eredità alla comunità dallo stesso Toschi.

La residenza riaperta al pubblico ha come obbiettivo quello di diventare un punto di riferimento per l’educazione ambientale e la ricerca scientifica.
Ca’ Toschi è visitabile su prenotazione telefonando al numero di Nelly Bodecchi: 339 8030061.
Dove mangiare a Baiso e i cibi della tradizione.
Se in Emilia il maiale è sacro, qui a Baiso c’è un altro animale che in quanto a tradizione “bizantina” è fortemente utilizzato sia come fettina di carne (barzigola) che nella preparazione di formaggi a pasta dura e molle, trattasi della pecora.
L’allevamento della pecora utilizzata per la sua carne si radicò nell’area a destra del fiume Tresinaro , da Carpineti fino a Viano e Baiso già in epoca antichissima.
In queste zone la carne di pecora è utilizzata sia per produrre prosciutti e salami sia per trarne braciole, coppe e la specialità tipica della zona “la barzigola” appunto.
Tale specialità viene fatta con parti pregiate dell’animale come la spalla o la pancia tagliate a fettine e messe in concia in olio, aglio, alloro, salvia, rosmarino e sale dalle 12 alle 36 ore, poi cotta alla griglia.
Nel nostro viaggio a Baiso non le abbiamo assaggiate ma io so dove potete trovarne di ottime, vi consiglio il Bar Trattoria da Gianni in località le Casette nel comune di Carpineti, in via Monte Faraone al civico 32.
Un altro ristorante che le cucina e sono ottime è il ristorante di Montelusino in via Montelucino, 1 a Baiso.
Una sapore molto più delicato ma squisito invece è stato quello degustato da noi a base di formaggi di pecora, all’Azienda Agricola “la Calcinara” .


Che dire di questa bella realtà immersa in un fitto bosco la cui Azienda tutta in sasso, si affaccia sulle belle colline che se fossero le Alpi si potrebbe quasi giurare di essere a casa di Haidi.
Dopo un lauto pranzetto sul prato con vista panoramica e pietanze a base di formaggi duri, primo sale, ricotta, e una mousse di yogurt veramente superlativa, il tutto chiaramente di pecora, accompagnato da un buonissimo pane di bisanzio, il proprietario ci ha portato a vedere le pecore nella stalla e ci ha spiegato le fasi di lavorazione e la mungitura.
Poi siamo andati alla bottega che vende i prodotti dell’Azienda per vedere gli attrezzi del mestiere e la stanza dove vengono stagionate le forme dedicate a diventare formaggi duri.
Ah dimenticavo inizialmente l’azienda nata nel 2013 coltivava il farro e ci ha fatto assaggiare anche il cereale con le verdure, devo dire molto buono.
La Calcinara organizza eventi e compleanni ma principalmente vende i prodotti nella sua bottega, quindi consiglio assolutamente una visita.
Li trovate in via Mazzere 1 a Baiso.
Una seconda realtà del Territorio molto interessante che avevo avuto modo di provare durante una serata con amici è l’Acetaia GeG della famiglia Grassi.
Scendendo da Baiso verso Viano e arrivando al piccolo Borgo di Visignolo arriverete in un tempio del buon gusto che vi servirà pietanze a Km 0, si perché carne e salumi sono prodotti dalla famiglia Grassi, il gnocco e l’erbazzone squisiti sono fatti dalla moglie del titolare.



Poi c’è l’aceto balsamico tradizionale DOP e i condimenti a base di aceto balsamico, che dire è stato bello visitare il luogo dove invecchiano e fermentano dentro le botti di casa Grassi.
La stagione estiva vede la ripartenza degli apericena nel giardino dell’Azienda per maggiori info vi consiglio di dare un occhio al mio articolo sugli aperitivi alternativi.
Per terminare in dolcezza un’altra tipicità di Baiso è il Croccante ed è stato anche fondata un’associazione di signore “Le Croccantine” che oltre a cucinarlo realizzano vere e proprie sculture per eventi quali i matrimoni.
Questa usanza di utilizzo del croccante come dolce tipico di nozze è diffusa in tutta la montagna reggiana e le Croccantine si occupano di promuovere, conservare e tramandare l’originalità e la particolarità del croccante di Baiso.
Un croccante che deve la sua unicità anche al taglio della mandorla e al pezzo finale che deve essere molto sottile.
Si sa che il croccante ha origini antichissime, portato dagli arabi in Sicilia nel tardo Medioevo fu poi diffuso in tutta la penisola, ma quello di Baiso proprio non dovete perdervelo.
Il nostro viaggio nell’alta Valle del Tresinaro non termina qui!
A breve pubblicherò un altro articolo dedicato al secondo comune ospitante, Viano la città del tartufo e dei castelli matildici e dei vulcanetti di fango.
Ringrazio di cuore Il sindaco Fabio Spezzani, il vice sindaco Andrea Barozzi e la dolcissima Roberta Ferri per averci accompagnati in questo splendido tour.
Vi aspetto nei commenti e anche sulle mie pagine social Facebook e Instagram per raccontarvi il meglio dell’Emilia.
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